Tuesday, March 06, 2007

Giovane in coma dopo intervento al naso, opche speranze


PAVIA - E' in stato di coma profondo Paolo Acerbi, il giovane di 19 anni che ha perso conoscenza durante un intervento di rinoplastica sabato mattina. Lo ha confermato il direttore del reparto di Rianimazione 1 del San Matteo di Pavia, prof. Antonio Braschi.

"Trattandosi di un ragazzo giovane possono sempre esserci delle sorprese, ma la situazione è davvero drammatica - ha detto il professore -. Il cervello ha subito una grossa sofferenza per la mancanza di sangue e ossigeno". Il responsabile del reparto di rianimazione non esclude che possa intervenire anche qualche fatto "miracolistico", ma la considera una ipotesi poco plausibile.

"Non c'é spazio per l'ottimismo - ha detto Antonio Braschi -, come ho già riferito agli stessi genitori sabato sera". Braschi non si è voluto sbilanciare su cosa abbia provocato lo stato di coma durante l'intervento di chirurgia plastica nel Centro medico specialistico di Travacò. "Io conosco i tempi del nostro intervento - ha detto Braschi -. Alle 10,23 c'è stato l'allerta del 118, alle 10,28 l'ambulanza è arrivata sul posto e alle 11,04 è ripreso il battito cardiaco, ma quello che è successo prima delle 10,23 non lo sappiamo".

Ansa.it

Saturday, December 09, 2006

L'ALZHEIMER COLPISCE ANCHE I GATTI !!!

LONDRA - L'Alzheimer non colpisce soltanto l'uomo: anche il gatto, quando invecchia, può soffrire di questa devastante malattia che negli anziani porta alla demenza. La scoperta che il felino di casa è egualmente a rischio è stata fatta nella Royal School of Veterinary dell'università scozzese di Edimburgo, dalla ricercatrice Danielle Funn-Moore.

La studiosa è partita da un'esperienza personale: a otto anni d'età il suo gatto ha incominciato a dare preoccupanti segni di senescenza. Grazie a speciali test la dottoressa Funn-More ha individuato nel cervello di una serie di gatti morti una consistente quantità di proteine anomale, analoghe a quelle riscontrabili nell'uomo malato di Alzheimer.

Queste proteine rallentano progressivamente e irrimediabilmente i processi cerebrali. la ricercatrice ha concluso così che anche il gatto è vulnerabile alla malattia di Alzheimer perché è sempre meglio accudito, vive più a lungo e raggiunge quindi un'età che spesso comporta un rapido e patologico processo di senescenza. La ricercatrice sottolinea che per il gatto valgono le stesse raccomandazioni formulate per l'uomo: l'Alzheimer felino va combattuto con una dieta sana, una regolare stimolazione mentale e una buona interazione sociale (gatto-gatto e gatto-uomo). La dottoressa della Royal School of Veterinary sospetta che altri animali - incominciando dai cani - possano soffrire d'Alzheimer.

Un gatto è considerato anziano a partire da sette anni, dopo i 12 entra nella fase geriatrica ed è paragonabile ad un uomo di 80-90 anni. La dottoressa Gunn-Moore dice che per molti felini domestici è diventato normale vivere una ventina d'anni. Lei è a conoscenza di un gatto che ha addirittura vissuto fino a 32 anni.

tratto da Ansa.it

Basse dosi di proteine aiutano a prevenire il cancro

Apre all'Istituto Superiore di Sanità una “cucina metabolica” dove studiare il rapporto tra alimentazione e longevità

Basse dosi di proteine aiutano a prevenire il cancro
ROMA - Assumere meno proteine potrebbe ridurre il rischio di sviluppare alcune forme tumorali che non sono associate all'obesità, quali il cancro alla prostata e il tumore della mammella nelle donne in età premenopausale. Lo studio è stato condotto alla Washington University School of Medicine in St. Louis (Usa) e coordinato da Luigi Fontana, del Dipartimento di Sanità alimentare ed animale dell'ISS, pubblicato oggi sul numero di dicembre dell'American Journal of Clinical Nutrition.

"Prevenire le malattie cronico-degenerative associate agli scorretti stili di vita ed implementare strategie in grado di promuovere un successful aging (invecchiamento ottimale) è una sfida importante per il futuro e uno degli obiettivi della ricerca del nostro Istituto, tanto più che è sempre più evidente come l'incremento della vita media della popolazione italiana non sia accompagnato da un parallelo miglioramento della qualità di vita - spiega Enrico Garaci, Presidente dell'ISS - Proprio per questo motivo, apriremo all'ISS un Centro, dotato di una sorta di 'cucina metabolica', di una palestra e di ambulatori, dove studiare i meccanismi attraverso cui una corretta alimentazione e l'esercizio fisico rallentano l'invecchiamento di organi e tessuti nell'uomo e prevengono le malattie croniche-degenerative in soggetti che non hanno ancora subito danni organici irreversibili".

I ricercatori hanno preso in esame tre gruppi di individui pareggiati per età e per sesso: 21 vegetariani crudisti che assumevano una media giornaliera di 0.73 grammi di proteine per chilogrammo di peso corporeo, 21 atleti specializzati nella corsa di resistenza, allenati a percorrere poco meno di 80 km alla settimana e nella cui dieta erano compresi 1.6 grammi di proteine giornaliere per chilogrammo di peso corporeo e un gruppo di persone sedentarie che assumevano una tipica dieta americana con 1.23 grammi di proteine per chilo di peso.

"La stretta correlazione tra alimentazione e alcune delle più comuni forme di cancro è un'ipotesi abbastanza fondata - afferma Luigi Fontana, ricercatore dell'ISS e coordinatore dello studio - I meccanismi, tuttavia, attraverso cui i diversi alimenti promuovono o proteggono dal cancro non sono ancora chiari. E' ormai assodato che le persone in sovrappeso ed obese hanno un aumentato rischio di sviluppare il cancro del colon, dell'endometrio, del rene, dell'esofago e della mammella soprattutto dopo la menopausa. Esistono tuttavia due forme tumorali che non sono associate all'eccessivo accumulo di grasso: il cancro alla prostata e il tumore della mammella nelle donne in età premenopausale". Dalla ricerca è emerso che una dieta ipoproteica potrebbe essere in grado di proteggerci da queste forme di cancro più dell'esercizio fisico, indipendentemente dalla quantità di grasso corporeo.

"Nel corso della nostra indagine abbiamo constatato che sia gli individui che praticavano da lungo tempo un regime alimentare caratterizzato da un basso apporto proteico nell'ambito di una dieta relativamente ipocalorica, sia gli atleti, abituati a svolgere attività fisica con regolarità e precisione, mostravano un basso contenuto di grasso corporeo e di conseguenza dei valori più bassi d'insulina, di testosterone libero e di citochine pro-infiammatorie. Ma, cosa più importante, abbiamo visto che solo i soggetti che seguivano una dieta ipoproteica avevano una riduzione dei livelli dell'IGF-1, un importante fattore di crescita che accelera la proliferazione sia delle cellule normali che di quelle mutate. E' ben nota, d'altra parte, la forte associazione tra livelli plasmatici di IGF-1 e il rischio di sviluppare cancro alla mammella in pre-menopausa, cancro alla prostata e al colon. Alcuni dati su animali da esperimento suggeriscono che livelli più bassi di IGF-1 siano anche associati ad un aumento della vita massima".

"L'apporto proteico giornaliero corretto secondo le linee guida dell'Organizzazione Mondiale della Sanità dovrebbe essere di 0.8 grammi/Kg/die di proteine, che è molto simile a quello che gli individui che seguono la dieta ipoproteica arruolati nello studio mangiano, mentre molti americani e molti italiani mangiano 1.2 - 1.6 grammi/Kg di proteine al giorno - afferma Fontana - cioè mangiano circa il 30 - 50% in più di ciò che è raccomandato dagli esperti. "E' ormai chiaro che se aumentiamo del 30 - 50% rispetto al fabbisogno le calorie introdotte giornalmente diventiamo obesi" continua il ricercatore - "tuttavia, paradossalmente, non sappiamo cosa succede se mangiamo cronicamente più proteine di quelle che sono necessarie per mantenere un bilancio azotato neutro". "La mia ipotesi, che deve ovviamente essere confermata da altri studi - dice il ricercatore - è che un prolungato ed eccessivo consumo proteico possa aumentare il rischio di sviluppare alcune forme di cancro, e persino accelerare i processi d'invecchiamento".

"Il problema è che nei paesi industrializzati, e purtroppo ora anche in quelli in via di sviluppo, non si mangiano quantitativi sufficienti di verdura, legumi, cereali integrali e frutta" - conclude Fontana - "di conseguenza la nostra dieta si compone troppo spesso prevalentemente di prodotti di origine animale (carne, formaggio, uova e burro), cereali eccessivamente raffinati e zuccheri semplici, che a lungo andare sono deleteri per la salute perché estremamente calorici e perché troppo ricchi di proteine e sale, caratteristiche queste che costituiscono potenti fattori di rischio per l'obesità addominale, per il diabete, per l'ipertensione arteriosa, per le malattie cardiovascolari e per taluni tipi di cancro".

tratto da www.arezzoweb.it

Totti: "Basta menzogne su di me"

Spalletti lo convoca per la gara di domani sera con la Lazio, ma il gossip lo tormenta: "Non ho mai comprato foto e non ho mai avuto a che fare con la signorina Vento. La mia famiglia merita rispetto"
Francesco Totti, 29 anni, dopo un gol in un derby. Inside
Francesco Totti, 29 anni, dopo un gol in un derby.

ROMA, 9 dicembre 2006 - La volontà non manca, l'incognita sta nelle gambe. Ma tant'è: sia Totti che Spalletti lo vogliono, e dunque per il capitano che derby sia. Francesco Totti figura dunque nella lista dei convocati per la gara di domani sera stilata al termine dell'allenamento di stamani dal tecnico della Roma Luciano Spalletti. Durante la seduta Totti, come De Rossi, ha svolto lavoro muscolare differenziato prima di scendere sul campo con i compagni per le esercitazioni tecniche, di schemi e per la partitella che ha concluso l'allenamento.
Il capitano è soddisfatto per la prospettiva di esserci, mentre appare meno entusiasta della sua condizione: "Non sto bene, domani mattina farò l'ultimo provino. Di sicuro voglio esserci nella maniera più assoluta". Come dire che il posto da titolare non è ancora certo: "Ho ancora dolore quando calcio, ho provato anche i movimenti laterali e devo dire che ho un po' paura al momento dell'impatto con il pallone. Spero che la notte mi porti qualcosa di positivo perchè io voglio esserci assolutamente".
Sulla stessa lunghezza d'onda il commento di Spalletti a margine della convocazione: "Un po' preoccupato lo sono, però nutro molta fiducia per la sua voglia di esserci. Poi dei miglioramenti ci sono stati e anche lo staff medico è fiducioso". Il tecnico conta di avere a disposizione domani sera anche De Rossi, che oggi è rimasto fermo "ma soltanto a titolo precauzionale", ha chiarito Spalletti.
Dal calcio al gossip, di questi tempi il passo è assai breve: "Basta menzogne sulla mia vita privata". Dopo il "no comment" del milanista Alberto Gilardino, arriva anche la secca smentita del capitano giallorosso. "La mia famiglia merita rispetto - ha aggiunto Totti -, io non ho mai comprato alcuna foto e non ho mai avuto a che fare con la signorina Flavia Vento".

Livia Taglioli

IL MISTERO LITVINENKO

Avvelenato con una tazza di the
Tracce di polonio anche ad Amburgo

Mosca manderà a Londra una squadra di investigatori. Ancora mistero sulle reali condizioni di Kovtun. Cossiga chiede di de-secretare gli atti della commissione Mitrokin

IL MISTERO LITVINENKO Londra, 9 dicembre 2006. - La Procura generale russa, che come Scotland Yard ha aperto un'indagine per omicidio sulla morte di Alexander Litvinenko, ha intenzione di mandare una squadra di investigatori a Londra. Lo conferma una portavoce dell'ufficio del procuratore, chiedendo l'anonimato e aggiungendo che non c'è ancora "una data concreta" per la trasferta in Gran Bretagna.
Da qualche giorno, sono a Mosca alcuni agenti di Scotland Yard per assistere agli interrogatori dei sospetti e dei testimoni che le autorità russe stanno ascoltando per far luce sull'avvelenamento da polonio-210 di Litvinenko.

TAZZA DI TE' AVVELENATA
Intanto secondo il quotidiano Daily Mirror gli inquirenti britannici sono certi che la dose mortale di polonio 210 fu servita a Aleksander Litvinenko quasi sicuramente in una tazza di te' che l'ex agente Kgb prese al Pine Bar dell'Hotel Millennium di Londra, dove Litvinenko incontro' l'altro ex agente Andrei Lugovoi e il suo socio in affari Dimitri Kovtun, anche loro contaminati dal polonio.

In una tazza del bar sono state scoperte radiazioni eccezionalmente forti. Quella tazza e' stata sequestrata e viene testata insieme ad altri oggetti che finirono nella stessa lavastoviglie, e che per questo risultano anch'essi radioattivi, anche se non con la stessa intensita'.
Sette addetti del bar hanno mostrato segni di contaminazione da polonio; secondo alcuni colleghi, citati dal Mirror, quattro di loro starebbero gia' mostrando sintomi ''simili all'influenza''. Tuttavia, secondo i medici, non corrono rischi immediati ma solo una possibilita' leggermente accresciuta di contrarre il cancro nel lungo termine.
Un'alta fonte dell'antiterrorismo ha detto al tabloid: ''E' quasi certo che Litvinenko fu avvelenato versando una dose di polonio nella sua bevanda, probabilmente mentre era distratto da una telefonata o da qualche altra interruzione. I camerieri contaminati sono coloro che sparecchiarono il suo tavolo e quelli che toccarono gli oggetti nella cucina. Quella tazza poi contamino' le altre stoviglie durante il lavaggio''.

TRACCE AD AMBURGO
Tracce di radioattività sono state rilevate in un edificio residenziale di Amburgo nel quale possiede un appartamento Dmitry Kovtun. Lo hanno reso noto fonti della polizia tedesca, precisando che le radiazioni sono però state riscontrate non in casa di Kovtun, ma in un'altra abitazione del medesimo complesso amburghese.
Anche Kovtun versa attualmente in condizioni gravissime a causa dell'esposizione all'isotopo radioattivo all'origine della morte di Litvinenko; l'uomo, che nei giorni scorsi era stato interrogato due volte dagli inquirenti sia britannici sia del suo Paese, è in ospedale a Mosca. Tuttavia si vocifera anche che il suo stato di salute sarebbe un mero espediente per evitare di essere ascoltato dai nove inquirenti inviati in Russia da Scotland Yard, che stanno incontrando difficoltà a espletare il loro compito.

Al condominio sono comunque stati apposti i sigilli per isolarlo in vista di ulteriori analisi e accertamenti. Al momento, ha concluso il portavoce, non sono stati effettuati arresti in connessione con l'inchiesta.

Con un comunicato la squadra anti-crimine della polizia cittadina si è appellata a «coloro che abbiano avuto un qualsiasi contatto» con Kovtun a contattare gli investigatori, e riferire loro quanto eventualmente sappiano.
Nella nota si puntualizza che «non sussiste alcun pericolo» per la salute pubblica, e in particolare per gli altri abitanti del palazzo sigillato.

Frattanto, in un articolo pubblicato oggi, il quotidiano 'Die Welt ' afferma che il complotto per eliminare Livtinenko potrebbe essere stato preparato, almeno in parte, proprio ad Amburgo.

COSSIGA: VIA IL SEGRETO DALLA MITROKIN
«Credo che la desecretazione dei documenti d'archivio della commissione parlamentare d'inchiesta sul dossier Mitrokhin sarebbe utile alla ricerca storica ma che essa servirebbe anche a dissipare ombre e a evitare che vengano sparsi ulteriori veleni nella società politica e civile italiana».
È quanto afferma il senatore a vita Francesco Cossiga, che sul tema ha inviato una lettera al presidente del Senato Franco Marini.
Cossiga ricorda al tempo stesso di «avere però già espresso la mia opinione che solo una nuova commissione parlamentare d'inchiesta e, con congiunta decisione, i presidenti delle due Camere potrebbero desecretare questi documenti. Non volendosi costituire un'altra commissione parlamentare d'inchiesta, l'unica strada è quella della desecretazione da parte dei due presidenti delle Camere, dietro parere del Copaco, la commissione parlamentare di controllo sui servizi d'informazione e di sicurezza e sulla tutela del segreto di Stato, cui potrebbe essere affidato il compito di esaminare i documenti di cui si tratta».

tratto da Quotidiano Nazionale

Thursday, October 26, 2006

Le nuove Mele nascono col Verme

Quando viaggi sulla tua auto ti senti sicuro? Non è uno spot pubblicitario, ma una domanda provocatoria. Certo è impossibile rispondere in senso assoluto, troppi sono i fattori da considerare quando si parla di sicurezza, non basta viaggiare a bordo di una vettura moderna dotata delle tecnologie più innovative. Ma supponiamo di eliminare i rischi provenienti dall'esterno, supponiamo di viaggiare su una strada priva di ostacoli, in pieno deserto, con tempo sereno ed a velocità moderata.
Quali rischi potremmo correre? Praticamente nessuno.
Ora immaginate che il computer di bordo della moderna vettura improvvisamente assuma il controllo delle principali funzioni in modo anomalo, ovvero non per assistere il conducente nella guida, ma per sostituirsi completamente a lui, rendendolo passeggero impotente, prigioniero nella propria auto e privo di ogni potere decisionale.
L'immagine è a dir poco agghiacciante! Vi sentireste ancora al sicuro a bordo di quell'auto? Io sono convinto di no.
Bene. Adesso entriamo nel mondo dei personal computer, dove sta accadendo esattamente quello che si ipotizzava nella paradossale visione descritta prima. Stanno cominciando a circolare macchine equipaggiate con un chip chiamato "fritz" progettato per assumere il "controllo decisionale" del computer sul quale è installato.
Non si tratta di un incubo fantascientifico, ma di contemporanea realtà. Se sia comunque un incubo lo lascio decidere ad ognuno di voi, così come ognuno di voi potrà "liberamente" scegliere se acquistare un computer appartenente a questa nuova generazione oppure no. L'importante è, in ogni caso, informarsi per comprendere esattamente a cosa andiamo incontro. Si tratta di un argomento indubbiamente complesso, ma comprensibile da tutti se trattato in modo semplice e non troppo tecnico.
In parole molto povere questa nuova generazione di computer implementa una tecnologia di autenticazione e certificazione sia del hardware che del software, sistema operativo compreso. Il cuore di questo meccanismo di verifica è proprio l'incriminato chip fritz, che sfrutta una serie di codici di cifratura per criptare il flusso di dati all'interno del pc. Il chip, in base alle specifiche dettate dai produttori di componenti e di programmi aderenti al consorzio conosciuto come "Trusted Computing Group" (ovvero "Gruppo Informatica Fidata"), può "decidere" quale hardware e quale software è possibile installare e quale, invece, no. Allo stesso tempo può consentire o meno l'esecuzione di brani musicali, contenuti multimediali, files di qualsiasi genere, persino semplici documenti di testo o pagine web. Ne deriva che potrebbe risultare impossibile continuare ad utilizzare quelle periferiche e quei programmi regolarmente acquistati che, però, non siano stati certificati dal TCG.
Vi lascio immaginare quale potrà essere il destino di Linux e di tutto il mondo open source e freeware. Dubito fortemente che i grandi gruppi e le multinazionali dell'informatica renderanno semplice e gratuito il processo di certificazione.
Ma c'è un aspetto ancor più grave e disarmante: non stupisce pensare che questa tecnologia possa essere abbracciata con favore dalle major dei settori musicali e cinematografici o da monopolisti come la Microsoft; quel che davvero risulta incomprensibile e frustrante è sapere che questi chip sono già installati sui nuovissimi Mac-Intel, per il momento praticamente inattivi se non per qualche funzione di verifica del hardware, ma comunque presenti.
Apple, sinonimo di libertà di pensiero e di espressione, volontà di staccarsi dai luoghi comuni, non massificarsi, pensare diversamente; Apple che tanto deve alla comunità Linux e open source per aver sostenuto Mac OS X generando un'infinità di eccezionali applicazioni per questa piattaforma; Apple che da sempre viaggia controcorrente e sfida le leggi di mercato proponendo prodotti davvero innovativi; ebbene, quella stessa Apple si sta piegando alle regole di una concorrenza che non ha mai considerato concorrenza: la diversità che diventa simile a tutti gli altri, l'alternativa che si uniforma. Che delusione.
Ci sarà mai una possibilità, un'altra strada da percorrere? Cosa può fare ognuno di noi per garantire a tutti la libertà di continuare a scegliere cosa fare con il "proprio" computer?
Anzitutto mantenersi aggiornati sugli sviluppi di questa tecnologia, magari partendo dal sito web www.no1984.org. In secondo luogo non dimenticando che la libertà più grande che abbiamo è la possibilità di orientare le nostre scelte commerciali e comportamentali secondo il nostro volere piuttosto che lasciarci spingere dalle politiche di massificazione imposte dai colossi del settore. Personalmente lascerei queste macchine impolverarsi sugli scaffali fino a quando non vengano ritirate dai produttori per essere sottoposte alla rimozione del chip liberticida.
A voi la scelta.
Giangiacomo Fanizzi

Hi-tech, la Finanziaria 2007 un disastro?

Si leggono in giro giudizi forse un po' troppo frettolosi sul testo del Governo in materia ICT. A guardare le tecnologie, ma non il DTT o l'assitenzialismo all'emittenza locale, poteva andar peggio.


Credo che le cose vadano chiamate con il proprio nome. Se la Finanziaria 2007 stabilisce che 120 milioni di euro debbano essere spesi per la televisione digitale terrestre, rappresentata con crudele sarcasmo dall'acronimo "british" DTT, possiamo tutti farci un'idea, decidere con la nostra testa se ciò sia un bene o un male. Ad ognuno la propria opinione. Ma se la stessa normativa parla di contributi all'emittenza locale, in particolare di 30 milioni di euro per sostenerne il rilancio, c'è da chiedersi di cosa si stia parlando.

Nell'epoca del digitale in cui chiunque grazie al broad band può diventare emittente di se stesso a costi vicini allo zero, dove la televisione in mano ai soliti oligopolisti in un processo che appare generazionale oltreché inevitabile non fa che perdere quote di mercato a favore della rete - assicurando comunque a quegli oligopoli tutto ciò che si può succhiare dallo schermo televisivo - è giusto e probabilmente doveroso chiedersi cosa siano quei 30 milioni di euro, cioè le esigenze di chi rappresentino.

Possiamo ragionevolmente ritenere che quei 30 milioni di euro serviranno non tanto a rilanciare un'emittenza locale destinata a soccombere nell'era di Internet, quanto invece a sostenere i lavoratori e le famiglie dei lavoratori dell'emittenza locale. E forse è questa la cosa giusta da fare, la barca affonda ma nessuno lascerebbe annegare i suoi marinai. Però questo si chiama assistenzialismo, non finanziamento per il rilancio, e può assumere varie forme, dalla cassa integrazione alla formazione. Possiamo solo sperare che quei soldi saranno spesi bene, ma di certo questo potrà accadere solo se si ammette da subito che genere di soldi siano.

Detto questo - e tralasciando come accennato la questione DTT su cui ormai non c'è più nulla da dire e c'è solo da aspettare che anche l'ultimo cadavere sia sceso lungo il fiume della rete - la Finanziaria 2007 sulla rampa di lancio non sembra un disastro sul fronte prettamente tecnologico come invece paventato da alcuni.

È vero, non si parla di megafinanziamenti forti e immediati al WiMax per un'Italia connessa interamente in pochi mesi, cosa che si potrebbe ottenere soltanto fregandosene del mercato attuale, dei suoi player (e dunque dei famosi lavoratori, delle bisognose loro famiglie ecc ecc), ma alcune cose buone ci sono.

Ad esempio nel Meridione, ancora non sappiamo con che modalità, si potranno investire 10 milioni di euro l'anno per lo sviluppo del broad band. Non è poco: se quei soldi venissero spesi con cognizione di causa davvero molto si potrebbe fare. Sono migliaia le piccole aziende del sud che aspettano di poter godere di infrastrutture alla pari con i colleghi del nord e soprattutto che le mettano in condizioni di competere con il resto del Mondo: se si riuscisse a far qualcosa almeno sul versante della connettività già un risultato si porterebbe a casa.

Accanto a questo, con procedure e obiettivi ancora tutti da chiarire, si stanziano per il triennio coperto dalla Finanziaria (2007-2009) 30 milioni di euro per sviluppare in tutto il paese progetti per la Società dell'Informazione ed altri 15 milioni per l'Agenzia nazionale che avrà il compito di diffondere e far conoscere le tecnologie dell'innovazione. Alfabetizzazione, dunque, ma anche formazione e informazione.

Né possiamo buttar via il proposito di finanziare l'acquisto di personal computer ai docenti di ogni grado scolastico, compresi quelli universitari, con detrazioni sulle imposte fino a mille euro. Mica male. A fronte di tutto questo si spenderanno 30 milioni di euro per rafforzare nelle scuole la presenza delle nuove tecnologie con finalità didattiche.

Qualcuno dirà che manca una strategia complessiva, ma fino a quando tutti questi denari non saranno convertiti in disposizioni specifiche e concrete è una critica che trovo prematura. Non dovremo peraltro attendere molto per valutare i primi risultati. Di certo fino ad allora sarebbe opportuno astenersi dal contare, calcolatrice alla mano, quanti siano i fondi spesi in innovazione e quanti quelli previsti per il DTT. Ecco! Ci sono ricascato, anche se avevo detto che non bisognava più parlarne. Il DTT? E che cos'è?


Saverio Manfredini

SWITCHES : mi sa che a cupertino c'hanno preso. un'altra volta.

la semplicità delle note di un piano. la luce bluastra della tastiera. e qui di cosa parliamo? di opportunità, di scelta condivisibile. o è forse fuori del coro?

una cosa è certa. da qualche parte nel mondo c'è qualcuno che ha imparato a fare i conti con se stesso e con le sue paure. da tempo. ogni tanto lo vedi su un palco che zompetta felice con l'aria di chi pensa "io ve l'avevo detto". poi scruta l'orizzonte. ora il giusto dubbio lo accompagna. poi continua sicuro fino alla fine. sicuro, si, di averci provato ancora. d'aver dimostrato che pensare e porsi domande può risultare efficace. soprattutto se ha deciso di far girare quello che ancora non funziona. c'è uno che ha già avuto il suo picnic ad hanging rock. ha capito di essere andato oltre, ma è ritornato. un po' strattonato se vuoi, ma è lÏ ora, in cima al muro. questo qui è passato avanti ogni buon libro di strategia. la motivazione è presto detta. i libri di strategia non ti insegnano a coltivarla, la motivazione. generalmente ti guidano ad essere opportunista, ad essere una reazione ad un'azione. e poi a cercare di prevedere l'azione. credimi quando ti dico che questa non è cosa semplice. qui, invece, non esistono strategie "push or pull" (clark & fujimoto, 1991). c'è solo questa dannata motivazione. libertà, si, proprio lei. il concetto più traviato dalla mente umana. la partecipazione, poter prendere coscienza di se stessi. attraverso un calcolatore starai pensando? si,la risposta è si. prendi un filo e tienilo con entrambe le mani. per effetto dell'accelerazione di gravità, la forma che andrà a descriversi è circa quella di una parabola concava vero il basso. la mano sinistra esprime la motivazione che abbiamo appena accennato. nella mano destra c'è un anziano e barbuto signore, abraham maslow, con una piramide con cinque gradoni nella sua. su ciascuno di essi appaiono delle scritte enigmatiche: fisiologia, protezione, appartenenza, stima, realizzazione di sè. tu leggi, ma lì per lì rimani interdetto. lui se ne accorge, e ti spiega che quelli sono, in ordine di livello, i cinque principali bisogni che ognuno di noi avverte come uno stato di carenza che spinge l'organismo a rapportarsi opportunamente con l'ambiente per soddisfarli. i bisogni e la motivazione scendono giù sempre più velocemente, dissipando il loro potenziale in favore della cinetica, ciascuno sul suo ramo, fino a raggiungere il vertice della parabola, l'equilibrio, il minimo locale del potenziale. lì ci sono 14000000 di ipods venduti nell'ultimo trimestre 2005.

non importa se non hai la radio,il microfono per le registrazioni, la fotocamera o la moka per il caffè. il tuo prodotto è un concetto. è nato su di te, non da un banale inseguimento industriale. qualcuno ti ha ascoltato. e ha saputo capirti.

in mano a questo qualcuno non importa se hai un processore ibm o intel. se transizione c'è stata, di sicuro è figlia di motivazione e bisogno. da queste parti opportunismo è sterile. non ha figli. ce li ha magari da qulche altra parte.

cogliamo allora questo frutto. finalmente abbiamo la libertà di decidere. di sapere. di partecipare. la libertà di essere liberi. il momento ora sarà complicato, soprattutto per chi ha deciso di effettuare il benedetto salto. il consiglio mio personale è quello di aspettare. non foss'altro per l'arrivo prossimo venturo (autunno presumibilmente) di cpu a 64 bit profondamente diverse dagli yonah. processori per tutti i modelli macintosh della fascia professionale, dotati di elevata scalabilità, non già in termini di frequenza di clock (che probabilmente crescerà piuttosto lentamente), quanto nel numero di core sullo stesso processore (grazie alla crescente miniaturizzazione). alcune interessanti novità nelle unità logiche che si occupano del calcolo vettoriale rendono questi processori finalmente degni concorrenti dell'altiVec di casa ibm, per lo meno in molte situazioni (anche se non in tutte).

ora lo scenario è pressappoco il seguente. bootcamp può essere lo strumento definitivo per chi continua a fare del proprio sistema operativo un sistema nervoso (non è mia, ma la condivido). superfluo ogni commento. anzi, uno lo farei: finalmente. poi. il consorzio tecnologico facente capo ad ibm (che vanta al suo interno partners del calibro di sony e toshiba) ha adottato una tecnologia rivoluzionaria (cell processors) nel mercato di riferimento. vale a dire che ha deciso di scalare in basso le prestazioni su un singola istruzione (single-threaded performance), puntando su un'architettura basata su di una unità chiamata "processing element" ("pe", architettura power, capace di elaborare 2 thread contemporaneamente) che controlla otto unità "synergistic processing units" ("spu") che dovranno eseguire la maggior parte delle computazioni.

Intel, invece, guarda al multicore con uno sguardo meno aggressivo, anche se non del tutto dissimile, anzi. strategia, questa, tutta nello stile della casa. due le ragioni principali. la prima. intel è il leader mondiale nel campo dei semiconduttori e quindi si lascia rincorrere. vale a dire che magari si limita a innovazioni di tipo competence-enhancing (Tushman & Anderson, 1984), votate allo sviluppo coerente di precedenti tecnologie e a portarle alle estreme conseguenze. la seconda, funzionale alla prima. la stabilità.

questa deve essere la parola magica che deve aver attratto l'uomo di cui abbiamo parlato all'inizio. perdere, infatti miliardi di dollari sul fronte portatili perchË un g5 "riscalda troppo" Ë quantomeno poco raccomandabile. soprattutto se consideriamo che il cell processor non sarà commercializzato domani - al più presto sarà metà 2007. soprattutto se consideriamo il danno in termini di reputazione.

vada allora con lo switch. e vai.


tanto tre cose, sono certo, non cambieranno.

apple assembla il miglior hardware del mondo.

apple scrive il miglior sistema operativo del mondo.

apple si sforza di contrastare la globalizzazione verso il basso portata da chi si limita ad essere utilizzatore. da chi non ragiona. da chi ha paura di avere un dubbio. da chi non è figlio di bisogno e motivazione, motivazione e bisogno.

e un'altra cosa. trent'anni fa due ragazzi, con un po' di fortuna, ci hanno insegnato che sognare non è una perdita di tempo. grazie.





bibliografia.

http://it.wikipedia.org/wiki/Cell_%28processore%29

http://www.tevac.com/article.php/2006040615593180

http://arstechnica.com/articles/paedia/cpu/core.ars/1

http://www.apple.com

Blog & Business Performance Reporting

Inauguriamo quest'oggi la rubrica: come ti miglioro l'azienda.

Brevemente. Croce e delizia degli esperti di servizi al cliente è il riportare le impressioni circa l'esperienza vissuta dal consumatore con il prodotto realizzato o con il servizio erogato. Ora. Il cliente si evolve. Vive nel mondo a modo suo, influenzato da tutta una serie di stimoli che l'ambiente gli fornisce, continuamente; ed è altamente improbabile che la sua risposta ad essi sia sempre la medesima.

Si vede allora come chiunque voglia cimentarsi con le relazioni con la clientela DEVE capirne le istanze, le mode, i momenti, le nuove tecnologie cui essa si affida.

Secondo una statistica riportata a Maggio 2006 da Ziff Davis sono circa 80 milioni di persone al mondo che utilizzano il blog come strumento di comunicazione. In particolare sono ormai 30 milioni i blog oggi esistenti con un ritmo di crescita di 800 mila al giorno. Ma quanto incide la diffusione di questo fenomeno sulle pratiche della professione di relazioni pubbliche e di corporate communication?A questo quesito ha cercato di rispondere Euprera (European Public Relations and Research Association) con una ricerca realizzata nel 2005 sulla diffusione, l'utilizzo e l'implementazione dei blog nel campo delle relazioni pubbliche e della corporate communication. Fra i motivi che frenano le organizzazioni a implementare un blog stanno prima di tutto la scarsa chiarezza sui benefici ottenibili, la bassa dimestichezza dei professionisti con le tecnologie informatiche e l'incapacità a controllarne i contenuti.I fattori che invece spingono le organizzazioni a svilupparne uno sono in primo luogo la possibilità di coinvolgere i dipendenti e in secondo luogo il fatto di poter essere percepiti come una realtà innovativa e dinamica. I risultati della ricerca fanno dunque emergere una realtà ancora frammentata nella quale i comunicatori che utilizzano i blog con una certa regolarità sembrano farlo più spinti dalla passione per le nuove tecnologie piuttosto che dalla conoscenza intrinseca delle specificità e delle potenzialità comunicazionali dello strumento. Quali sono dunque le specificità dei blog rispetto ad altri strumenti tecnologici (sito web, Intranet, &.) utilizzati dai professionisti di RP?Primo: l'ego-referenzialità . Il blog è un diario personale che non deve essere costruito sulla base delle esigenze degli interlocutori ma di chi lo realizza. Questo implica che la forma espressiva che viene utilizzata sia del tutto personale. Nulla deve essere "rifinito" dal punto di vista stilistico. Tanto meno i commenti dei lettori, anche qualora contengano errori ortografici. Secondo: l'aggiornamento continuo. Il valore aggiunto dello strumento sta nella freschezza dei contenuti. Ogni giorno i lettori devono trovare qualcosa di nuovo, oltre a ottenere risposta pressocchè immediata ai propri commenti. Terzo: i collegamenti. Link, link e ancora link. Ogni blog che si rispetti contiene una lista dei blog preferiti dall'autore (blogroll) e consiglia al lettore numerosi e utili collegamenti ad altri siti.Quarto: la semplicità. Implementare un blog è tanto facile dal punto di vista tecnologico quanto poco costoso. Esistono software, come quello scaricabile da Google, che consentono di costruire un blog attraverso pochi e semplici passi.E quali le potenzialità comunicazionali offerte dai blog?

I blog rafforzano le reti sociali esistenti (social networks) interne ed esterne all'organizzazione perchè le trasformano in reti di conversazione. Attraverso i blog i pubblici chiave discutono dell'organizzazione e dei suoi prodotti, per poi parlarne con amici e parenti in un processo dialogico continuo. Attraverso i blog i dipendenti condividono punti di vista e interessi, li trasferiscono al management oltre che a persone esterne all'azienda.Il modello di comunicazione conversazionale su cui i blog si basano, ne rappresenta il vero punto di forza. E' il rivolgersi agli interlocutori nel modo in cui essi pensano e si esprimono che alimenta la fiducia di questi ultimi e rafforza l'autenticità della marca e dell'organizzazione. Questo è il motivo per il quale i blog vengono considerati a tutti gli effetti la piattaforma del "Direct Stakeholder Management",dove per stakeholder intendiamo qualunque gruppo che nutre interesse giustificato nell'attività di una impresa. Questo dialogo che inizialmente era appannaggio di pochi cultori si è sempre più allargato fino a coinvolgere l'ambito aziendale. Molto presto realtà imprenditoriali particolarmente aperte verso la loro clientela hanno iniziato a dare spazio attraverso il web agli elementi più “personali” legati alle attività di business. Sono così nati i blog “aziendali”.

Ogni azienda è per definizione differente e queste peculiarità si trasmettono anche nella gestione di uno strumento comunicativo così nuovo e atipico. Possiamo quindi avere blog dove il personale parla dei fatti più comuni della vita di ogni giorno, oppure blog gestiti da figure di spicco (amministratori delegati o alti dirigenti) che attraverso il loro modo di essere e concepire i fatti che quotidianamente accadono forniscono una maggiore tangibilità alla realtà aziendale stessa, o ancora possiamo avere blog spiccatamente puntati a creare comunità tematiche.

Ulteriori esempi. Nokia, per il lancio del prodotto 7700 si è affidata ad una comunità di 30 blogger specializzati sell'argomento, invitandoli ad esprimere la propria opinione in merito. Oppure l'azienda americana Kriptonite, produttrice di lucchetti per bici e moto più diffusi al mondo, qualche mese fa si trovò a dover sostituire gratuitamente una partita di difettosi a causa del malcontento serpeggiato in alcuni blog, giacchè i difettosi erano facilmente forzabili con la punta di una comune penna a sfera.

Allora ecco che scatta l'idea. La compagnia di consulting Burson-Marsteller, assieme a Siris Media Factory, azienda specializzata nella realizzazione di contenuti per internet, ha creato un nuovo servizio di misurazione di una prestazione aziendale (nel caso specifico la potenza del brand), Webrep (www.webrep.it). Esso incrocia l'impiego di motori di ricerca generici e specializzati con quello di software dedicati per produrre rilevazioni sulla presenza di un determinatobrand sulla rete in un preciso arco di tempo o in un momento particolare.

Viva il blog? Sembrerebbe di sì. Ma con moderazione.


Feliciano Simone.